Mountain Bike      By Lorenzo Colombi

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Perchè . . . "salvare"    Le Api ?

 

 

 

C’è un disastro silenzioso che si sta consumando da qualche anno in Europa:

le api, note produttrici di miele ma soprattutto le principali responsabili dell’impollinazione di centinaia di specie di piante,

stanno scomparendo.

 

Sebbene la notizia possa apparire di scarsa rilevanza, si tratta di un fenomeno gravissimi,

che preoccupa sempre più i produttori di miele, gli agricoltori, gli scienziati e ora anche il parlamento europeo.

Quest’ultimo ha lanciato un appello invitando tutti gli Stati membri a “fermare la strage”.

 

In una risoluzione, votata a grande maggioranza a Strasburgo, gli europarlamentari chiedono all'Ue "di aumentare

gli investimenti nella ricerca di nuove medicine per l'apicoltura,

e di coordinare gli sforzi per proteggere quella che sta rapidamente diventando una

specie in via d'estinzione".

 

Per il settore agricolo il problema rischia di trasformarsi in una vera e propria calamità,

non solo per chi opera nel settore (600mila persone), ma anche per il comparto

agroalimentare in quanto l'84% delle specie di piante, e il 76% della produzione alimentare, dipendono in larga misura

dell'impollinazione ad opera delle api.

 

Le associazioni degli apicoltori italiani già in passato si erano preoccupate di quantificare

il possibile danno economico dovuto alla morte delle api.

 

E’ ormai risaputo che questi piccoli insetti siano

essenziali nell’impollinazione di kiwi, noci brasiliane, angurie, zucche, zucchini,

noci di macadamia, maracuja, cacao e vaniglia. Di grande importanza poi il loro

contributo nel’impollinazione di mirtilli, more, lamponi, pere, pesche, mandorle,

ciliegie, amarene, albicocche, avocado, mango, mele, cardamomo, cetrioli, coriandolo,

noci di cola, rape e anacardi.

 

Per tutte le altre tipologie di piante il loro contributo

è più modesto, ma di certo non trascurabile.

 

E’ per questo che ora il Parlamento chiede "la costituzione di sistemi di sorveglianza

nazionali e l'armonizzazione degli standard per la raccolta dei dati, sviluppati a livello

 europeo". Sollecita anche la Commissione "a svolgere ricerche obiettive sui possibili

affetti negativi delle coltivazioni Ogm sulla salute delle api da miele".

 

Insomma, per salvare le api "gli Stati europei dovrebbero unire le loro ricerche sulla prevenzione

e sugli sforzi di controllo, oltre a condividere - per evitare contrapposizioni - le scoperte di laboratori,

apicoltori e industrie.

 

Il tutto sostenuto da adeguati finanziamenti".

 

L'obiettivo: sviluppare nuovi farmaci per combattere l'acaro Varroa,

responsabile di circa il 10% delle perdite annuali. Allo stesso tempo si ritiene necessario

evitare un utilizzo eccessivo di antibiotici.

 

I deputati europei puntano il dito anche

sulla presenza nell'ambiente di agenti tossici, come i pesticidi, che “stanno mettendo

in pericolo la salute delle api. Per il Parlamento è dunque necessario "monitorare

anche le importazioni per evitare di introdurre nel nostro mercato malattie esotiche

delle api, e chiedere a Paesi terzi di far rispettare i requisiti restrittivi sulla salute

degli animali in vigore nell'Ue.

 

Il “problema estinzione api” non riguarda comunque soltanto l’Europa, ma tutti i paesi industrializzati e,

di conseguenza, tutti quelli altamente inquinati.

 

In Cina, ad esempio, questi insetti possono esser considerati estinti: migliaia di braccianti agricoli sono

costretti ad effettuare l’impollinazione manuale delle piante. Insomma, il problema

è di quelli più complessi, che richiede uno sforzo comune, anche perché ad esso è legato

 

 il destino dell’intera umanità: esiste infatti una teoria,

che alcuni attribuiscono ad Albert Einstein,,

secondo cui “se l’ape scomparisse dalla faccia della Terra,

all’uomo non resterebbero che quattro anni di vita”.

 

16 novembre 2011 di R.Z.

 

Meditiamo !!!!!!

 

 

 

 

Salvaguardiamo le api, sono una risorsa economica enorme

 di Oscar Grazioli

 

 

 

Qualcuno ha mai visto in prima pagina su un quotidiano il disastro delle api? Beh, certamente il direttore di una testata che lo facesse,

almeno nel nostro paese, sarebbe rimosso dopo pochi minuti dalla sua pubblicazione.

Volete mettere il patto del Nazareno o le beghe tra la Camusso e Renzi?

Se ci pensate un attimo però, le api non sono solo quegli insetti che pungono e mandano all’ospedale chi è intollerante

al loro veleno e non sono neanche solo quelle che vi danno il miele.

 

Scrive il Prof. Ignazio Floris, entomologo sardo ed esperto di api che “le api sono un vero e proprio mezzo produttivo

per l’agricoltura, necessario all’impollinazione di molte colture orto-frutticole e sementiere (39 specie vegetali su 57,

nell’ambito delle più importanti monocolture, beneficiano di questo servizio), senza trascurare l’importanza fondamentale

nella riproduzione di gran parte delle specie vegetali spontanee più evolute, si può intuire la rilevanza economica

di questo fenomeno a livello mondiale.”

Si pensi solo che l’80% dell’impollinazione dipende dalle api, per un’incidenza economica che, negli Stati Uniti,

è stimata pari a 15 miliardi di dollari l’anno.

 

Ora si calcoli che, solo nell’Unione Europa, c’è stata una diminuzione degli alveari, negli ultimi anni, pari al 50%,

mentre in Italia questa cifra si attesta attorno al 20 – 30%.

Le casue di questo devastante declino sono molteplici e cambiano da nazione e continente. Sudamerica e Africa

ne sono immuni perché il principale parassita delle api, la Varroa, non è presente e perché l’uso di fitofarmaci è molto limitato.

In Italia non esiste un solo fattore di distruzione di questi preziosi insetti,

ma piuttosto un cocktail micidiale costituito dalla Varroa, da virus e da pesticidi.

 

Uno studio dell’Università di Harvard, pubblicato dal Bulletin of Insectology,

ha confermato i sospetti sulla responsabilità degli insetticidi neonicotinoidi nella moria delle api,

registrata nell’ultimo decennio e che solleva preoccupazioni dal momento che tre quarti delle coltivazioni

alimentari nel mondo richiedono l’impollinazione. I ricercatori hanno esaminato il comportamento

di diciotto colonie api in tre zone del Massachusetts tra l’ottobre 2012 e l’aprile 2013. In ogni zona,

due colonie sono state trattate con l’imidacloprid e due con il clothianidin, due insetticidi neonicotinoidi,

mentre altre due colonie sono state tenute al riparo dal contatto con insetticidi.

 

In metà delle colonie trattate con gli insetticidi si è riscontrata la sindrome dello

spopolamento degli alveari (Colony Collapse Disorder),

che si manifesta con la scomparsa delle api adulte, che vanno a morire lontano dall’alveare durante l’inverno.

 

Questa sindrome non è stata registrata in nessuna colonia di quelle al riparo dagli insetticidi,

che al contrario si sono ripopolate.

 

Nel dicembre 2012, l’Unione Europea ha vietato l’uso di tre insetticidi neonicotinoidi per due anni,

mentre gli Stati Uniti non hanno ancora adottato alcun provvedimento restrittivo.

 

L’industria dei pesticidi ha, in quel paese, la potenza di quella del petrolio.

Le api se ne dovranno fare una ragione.

 

di Oscar Grazioli.

Veterinario e giornalista.

 

23 ottobre 2014