Mountain Bike      By Lorenzo Colombi

*   MTBLANGHE  *

 

  Percorsi - Itinerari - Escursioni in Mountain Bike

 

 nelle  Langhe e nel Roero.  

  

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Sentiers / itinéraires en VTT dans les Langhe (Alba) et du Roero.

 

 

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Marirì Martinengo   

 

 

    

 

 

Descrive il percorso della giovane zia che passava davanti alla chiesetta secentesca dedicata a Santa Elisabetta per arrivare

presso la sommità della collina, costituita da un terreno scosceso ed erboso dove un tempo sorgeva il castello dei Catari.     

 

Della chiesetta ottagonale dedicata a Santa Elisabetta e delle origini del culto per la santa, ci parla ancora l’Autrice nella quinta novella,

quella intitolata alla “Signora del Monte”, dedicata alla contessa feudataria di Monforte che, all’inizio dell’XI secolo, aveva fatto del

proprio castello il centro della spiritualità catara, ponendosi a capo di questa comunità.

 

Questa donna sapiente e di altissima spiritualità, esercitava una grande autorità sia sui cavalieri che dipendevano dal suo feudo

sia sulla popolazione di Monforte che provava nei suoi confronti ammirazione e devozione.

 

Tanto bastò alle truppe guidate dall’arcivescovo di Milano Ariberto d’Intimiano e dai suoi alleati locali, per porre l’assedio a questo piccolo baluardo,

distruggere il castello e deportare i catari di Monforte, unitamente alla loro Signora, a Milano dove furono quasi tutti mandati al rogo.

 

Era l’anno 1028 e fu il primo rogo contro gli eretici.

 

Questa quinta novella inizia proprio con la descrizione del percorso che faceva Chiaretta per salire a ricevere conforto

dalla contemplazione del Monviso.

 

L’Autrice dà altre informazioni sul percorso di Chiaretta dicendo che essa, mentre saliva ad ammirare lo spettacolo del “suo” monte,

 

osservava “con stupore e rispetto le massicce arcate di pietra che erano state elevate in tempi remoti”, forse l’ingresso dell’antico castello dei catari.

 

 

Chiaretta, superate le arcate di pietra, passava davanti alla chiesetta dedicata a Santa Elisabetta, regina d’Ungheria, vissuta nel XIII secolo,

che scelse la povertà e si dedicò alla cura dei poveri e degli ammalati:

verso questa antica santa ancora oggi la popolazione di Monforte manifesta grande devozione.

 

Sui motivi di questa devozione Marirì Martinengo si interroga e avanza l’ipotesi che il culto per Santa Elisabetta, fosse stato voluto

 

dalla popolazione di Monforte in sostituzione di quello in passato tributato alla Signora dei catari.

 

L’Autrice sostiene la validità di questa ipotesi ricordando che si era verificato un analogo risarcimento, da parte della Chiesa, nei confronti di Ipazia,

sapiente maestra, filosofa e matematica, vissuta nel IV secolo ad Alessandria d’Egitto e lapidata con cocci di conchiglia da un gruppo di

fanatici perché non aveva aderito al cristianesimo:

il rimorso aveva portato la comunità cristiana a risarcire Ipazia ed a onorarne

la memoria attraverso la santificazione di un’altra donna, Caterina di Alessandria, spesso rappresentata nei quadri con i simboli

del martirio mentre discute, con un libro in mano, con i sapienti del suo tempo.

 

All’interrogativo che ancora oggi molti studiosi si pongono a proposito del vero motivo che può avere spinto, all’inizio del XI secolo,

le gerarchie ecclesiastiche a reprimere con tanta ferocia i catari che vivevano, in pace con la popolazione,

 

nel castello di Mons Fortis, l’Autrice giunge ad ipotizzare che le gerarchie ecclesiastiche patriarcali avessero deciso

 

di estirpare alla radice l’eresia che si era manifestata in uno sperduto paese delle Langhe perché non potevano tollerare il carisma,

l’autorità e la signoria riconosciuta ed esercitata da questa donna catara, che possedeva l’arte di guarire.

 

La sua ipotesi è rafforzata dalla riflessione sul fatto che duecento anni più tardi si è verificata, nel sud della Francia,

una feroce persecuzione contro il catarismo che perdurò in Lingua doca lungo tutto il XIII e in quel tempo,

in Occitania, le feudatarie, le poetesse e le perfectae catare esercitavano autorità e signoria femminile,

circostanze che, di fatto, minavano l’autorità patriarcale.

 

Marirì Martinengo

 

con l’opera “La Signora del Monte – Vecchie Storie a Monforte d’Alba-“

ha consegnato i suoi ricordi nelle mani sapienti del tempo, il quale li ha disposti

 

“diversamente, in maniera movimentata e complessa,

 generosa nel lasciare filtrare la luce dell’intelligenza,

dell’emozione e della libertà che li sorregge”.