Mountain Bike      By Lorenzo Colombi

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  Percorsi - Itinerari - Escursioni in Mountain Bike

 

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La Storia dei Catari . . . . 

 

I luoghi dei Catari.

 

Le vie dei castelli catari.

 

Verso la fine dell'XI secolo si diffusero nelle regioni della Linguadoca-Rossiglione, dove insediarono delle chiese,

 

ad Albi, Carcassonne e Tolosa; quest'ultima si fece promotrice anche di un importante Concilio cataro, a Saint-Félix de Lauragais.

 

Albi . . .  

 

 

Carcassonne . . .  

 

 

 

Tolosa . . .  

 

 

 

 

Saint-Felix  de Lauragais  . .  

 

 

 

 

 

 

 

Principali castelli catari nel Linguadoca-Rossiglione erano Montségur, Puivert, Puilaurens, Queribus, Peyrepertuse e Lastours.

 

 

 

                 

  

 

È bene precisare che i ruderi dei castelli a noi pervenuti non appartengono alle originali costruzioni catare,

ma sono ricostruzioni, ampiamente rimaneggiate,effettuate dalla Corona di Francia dopo il 1250 per difendere la zona dei Pirenei

da possibili sconfinamenti dei regni spagnoli limitrofi.

 

Alla fine del XII secolo la Francia non era la compagine statale che è attualmente: numerose regioni appartenevano all'Inghilterra,

la Bretagna era un reame autonomo,  la Provenza faceva parte del Sacro Romano Impero Germanico.

 

Parte delle regioni nelle quali era diffusa la lingua occitana costituiva un insieme di feudi autonomi che per alcuni decenni (fra il XII e il XIII secolo)

integrarono, insieme ai territori d'Aragona, uno stato economicamente prospero e forte, guidato dal re Pietro II d'Aragona

e appoggiato dalla Santa Sede nella persona di papa Innocenzo III.

 

La prematura scomparsa di Pietro, caduto in battaglia nel 1213 alle porte di Tolosa dove si era schierato per difendere la Linguadoca assediata dai crociati,

segnò l'apice della parabola del catarismo.

 

Il catarismo era diffuso anche a Firenze e nell'Italia settentrionale, dove nel '200, oltre a Treviso, aveva i suoi centri principali in Lombardia

e in particolare a Concorezzo, Desenzano del Garda e Bagnolo San Vito (Mantova), ma anche a Viterbo, a Rimini ed Orvieto.

 

Già nel 1028, l'arcivescovo di Milano catturò un'intera comunità eretica dualistica

arroccatasi nelle Langhe, a Monforte d'Alba.


Nel
1198, Innocenzo III dette istruzioni al suo legato in Lombardia di far prestare giuramento agli ufficiali municipali

che non avrebbero ammesso eretici alle cariche pubbliche.


A Orvieto, nel
1199, il papa inviò come podestà un giovane nobile romano, Pietro Parenzo, gradito ai cattolici;

ma la comunità catara non lo accettò e lo aggredì, lo trascinò fuori dalle mura e lo picchiò a morte.

 

I Catari erano presenti anche a Piacenza, dove, nell'anno 1230, il podestà Raimondo Zoccola fu autore di una feroce repressione

contro di questi, condannandone numerosi al rogo.


A Viterbo, gli eretici, oltre che essere esclusi dalle cariche pubbliche non potevano fare testamento né ereditare e quindi i beni temporali degli eretici

dovevano passare nelle mani della Chiesa.

Queste istruzioni però vennero disattese sino a quando Innocenzo IV, nel 1270, si recò personalmente in città:

i maggiorenti catari furono costretti ad abbandonare la città, i loro beni furono confiscati e le loro case demolite.

 

La comunità catara lombarda, assediata a Sirmione, venne liquidata con un rogo collettivo nel 1279 all'arena di Verona.

 

Il catarismo era diffuso anche nei Balcani specialmente in Bosnia e Dalmazia.

 

Il bano Kulin, vassallo del re d'Ungheria, Emerico, si convertì al catarismo verso la fine del XII secolo.

 

Nel 1200 papa Innocenzo III fece pressione su Emerico affinché ordinasse a Kulin di perseguitare gli eretici

ed in caso di rifiuto prendesse possesso dei domini di Kulin.

 

Benché Kulin si fosse arreso, nel 1202, ad una missione papale,

il catarismo, come avrebbe in seguito riconosciuto papa Onorio III, non venne estirpato tra gli slavi del sud.